Hanky Panky: ricetta del cocktail con Gin, Vermouth e Fernet

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L’Hanky Panky rappresenta un pilastro della miscelazione classica: una ricetta essenziale nella struttura, ma capace di restituire un profilo aromatico e un’identità storica di grande spessore.

La formula si sviluppa sul grande abbinamento Gin-Vermouth con l’aggiunta di Fernet. Si tratta di una combinazione solo apparentemente elementare: la chiave risiede in quella piccola dose di Fernet, essenziale per completare il bilanciamento.

L’Hanky Panky è un drink elegante e riconoscibile, dove la qualità del risultato finale dipende dalla precisione tecnica e dalla selezione dei prodotti. Se gestito con il corretto controllo della diluizione e servito in una coppetta perfettamente raffreddata, l’Hanky Panky rivela tutto il suo eccezionale equilibrio.



Foto storica che ritrae Ada Coleman al banco dell'American bar del Savoy Hotel London.
Ada Coleman

Ada Coleman e la nascita dell’Hanky Panky

L’identità storica dell’Hanky Panky è indissolubilmente legata alla figura di Ada Coleman, pilastro dell’American Bar del Savoy Hotel di Londra e tra le più influenti protagoniste della miscelazione classica del primo Novecento.

Secondo il racconto più noto, il cocktail nacque intorno al 1921 per un attore e regista inglese dell’epoca, che chiese ad Ada Coleman un drink con carattere, capace di dargli una scossa. Da questa richiesta nacque una ricetta costruita su Gin, Vermouth e Fernet.

Il nome arrivò dalla reazione dell’attore dopo l’assaggio: That is the real hanky-panky!.

Oggi l’espressione “hanky-panky” può avere anche una sfumatura maliziosa, ma nel contesto dell’epoca era più vicina al mondo della magia, dei trucchi e dei giochi di prestigio, qualcosa di simile a “hocus-pocus”.

Il nome, in questo senso, funziona molto bene. L’Hanky Panky ha davvero qualcosa di quasi sorprendente: sembra una ricetta semplicissima, ma nel bicchiere restituisce un profilo più articolato di quanto la formula lasci immaginare.

La ricetta nel Savoy Cocktail Book

La ricetta che oggi consideriamo canonica viene fissata nel 1930 nel Savoy Cocktail Book di Harry Craddock.

La formula prevede Gin, Italian Vermouth, e due dash di Fernet Branca, con twist di arancia.

Un aspetto interessante riguarda la tecnica. Nel libro di Craddock la preparazione viene indicata come shake and strain. Pochi anni dopo, nel 1934, Patrick Gavin Duffy ripropone la stessa struttura, ma con tecnica stir.

Attualmente, la tecnica stir si è affermata come lo standard per l’Hanky Panky. Si tratta della scelta più corretta per preservare la texture e l’eleganza di questo genere di drink, come ad esempio Manhattan, Martinez e altri simili. 

Ricetta dell’Hanky Panky

Ingredienti dell’Hanky Panky

  • 40 ml London Dry Gin (es: Tanqueray)
  • 40 ml Vermouth rosso (es: Cocchi Vermouth di Torino)
  • 2 dash Fernet (es: Fernet Branca)
  • Twist di arancia
  • Ghiaccio a cubetti (per lo stir)

Strumentazione

  • Coppetta da cocktail
  • Pelascorze
  • Paletta per il ghiaccio
  • Mixing glass
  • Bar spoon
  • Jigger
  • Strainer

Come preparare l’Hanky Panky

  1. Raffredda molto bene la coppetta, meglio ancora se tenuta in congelatore;
  2. Versa gli ingredienti nel mixing glass raffreddato;
  3. Aggiungi ghiaccio a cubetti, ben scolato dall’acqua e miscela con tecnica stir fino a ottenere il corretto raffreddamento e la giusta diluizione.
  4. Filtra nella coppetta fredda e completa con un twist di arancia.

Ingredienti e bilanciamento

La struttura in parti uguali tra gin e vermouth funziona bene perché mantiene il cocktail in equilibrio tra parte secca, componente aromatica e morbidezza.

Il Gin
Il gin dà struttura e una base pulita. Per questa ricetta ha senso orientarsi su un London Dry Gin dal profilo classico, capace di sostenere il drink senza portarlo in una direzione troppo distante.

Vermouth,
Il Vermouth invece, incide molto sulla rotondità e sulla complessità generale. È uno degli elementi su cui si può lavorare di più, perché vermouth diversi cambiano in modo evidente il risultato finale.

In un Hanky Panky ben costruito, il vermouth non deve limitarsi ad addolcire la ricetta. Deve dialogare con il Gin e creare lo spazio in cui il Fernet può inserirsi senza risultare slegato.

Per questo può essere interessante sperimentare diverse combinazioni gin-vermouth o, in un lavoro più avanzato, costruire un blend di vermouth per ottenere una sfumatura più precisa e personalizzata.

Fernet
La sua presenza deve essere percepibile, ma non dominante. Deve portare profondità, accentuare la chiusura amaricante e aggiungere quella sensazione balsamica che rende il cocktail riconoscibile.

Il punto delicato è la dose: due-tre dash possono sembrare pochi, ma in questo caso sono sufficienti per completare l’equilibrio. 

Esistono anche versioni dell’Hanky Panky che prevedono quantità più generose di Fernet, ma vanno gestite con attenzione, il rischio è che prenda il controllo della ricetta e trasformi l’Hanky Panky in qualcosa di meno armonico.

Temperatura, bicchiere e decorazione

L’Hanky Panky viene tradizionalmente servito senza ghiaccio, quindi la temperatura della coppetta è fondamentale.

Una coppetta poco fredda compromette più velocemente la bevuta: il drink si scalda, la percezione alcolica aumenta e l’equilibrio aromatico cambia. È un dettaglio tecnico semplice, ma in cocktail di questo tipo fa una differenza enorme.

La decorazione classica è il twist di arancia: I suoi oli essenziali completano il profilo del cocktail con note agrumate dolci che si integrano bene con Vermouth e Fernet.

Inserire o meno la scorza nel bicchiere è una scelta di servizio. Lasciarla nel drink può aumentare la persistenza della componente agrumata, ma può anche risultare più invasiva. Per una versione più controllata, è preferibile scartarla.

Quando bere l’Hanky Panky e a chi proporlo

L’Hanky Panky è un cocktail abbastanza intenso, aromatico e strutturato.

Non è una bevuta particolarmente immediata. È però un drink molto interessante per chi ama i classici. Può essere proposto abche come aperitivo per chi predilige una bevuta strutturata e non troppo dry.

Conclusioni

L’Hanky Panky è un cocktail classico che merita attenzione ed è un ottimo esempio del fatto che nei grandi classici non sempre serve aggiungere complessità. A volte basta capire il ruolo esatto di ogni ingrediente e lavorare con precisione tecnica.

Se vuoi approfondire il contesto storico del drink, trovi anche l’articolo dedicato alla storia dell’Hanky Panky, dove ricostruiamo il ruolo di Ada Coleman, il Savoy Hotel e l’evoluzione della ricetta (in uscita a Luglio 2026)

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Buona miscelazione.
Matteo

Autori

  • Matteo Squassoni

    Sono un bartender e nel corso degli anni ho maturato esperienze in diverse tipologie di locali ricoprendo ruoli operativi e organizzativi. Oltre al lavoro dietro al bancone, metto a disposizione la mia esperienza, svolgendo attività di collaborazioni e consulenze in questo settore rimanendo fedele al mio motto: “semplice ed efficace”. Durante il tempo libero viaggio e scatto foto. Fiero e orgoglioso di essere entrato a far parte del team Cocktail Engineering dal 2021.

  • Giovanni Ceccarelli

    Sono l'ideatore e coordinatore del blog e del progetto Cocktail Engineering. Per pagarmi gli studi universitari dal 2007 ho iniziato a lavorare come bartender in diversi locali tra Pesaro, Fano e la Riviera romagnola. Nel 2010 mi sono laureato in Ingegneria Energetica (ben presto ho capito che questa non era la mia strada). Dal 2011 sono docente in Drink Factory nei corsi di Miscelazione Avanzata e Preparazioni Home made. Dal 2013 al 2016 ho scritto di scienza e cocktail sulla rivista BarTales. Nel 2016 ho aperto questo blog e lavoro come consulente per Vargros per il quale seleziono spezie ed altri ingredienti.

Autore
Matteo Squassoni Bartender
Autore
Giovanni Ceccarelli Divulgatore, docente, consulente

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